Gay & Bisex
Un pomeriggio all'improvviso
Marciotto
24.05.2026 |
2.200 |
4
"La carne batteva contro la carne in un rumore umido e l'eccitazione raggiunse livelli altissimi: Marco, completamente sottomesso e sopraffatto dal piacere, stringeva i pugni sul tavolo, ..."
Il pomeriggio estivo a Palermo sembrava aver fermato anche il tempo. All’interno degli uffici del Comune il condizionatore sibilava appena, faticando a contrastare lo scirocco che premeva contro i vecchi infissi. Con la maggior parte dei colleghi già andati via dopo il rientro pomeridiano, il silenzio era rotto solo dal rumore ritmico di una tastiera.
Marco e Salvo erano rimasti soli a chiudere una pratica catastale che si trascinava da settimane. Entrambi sulla quarantina, sposati, con le foto delle rispettive famiglie poggiate sulla scrivania tra faldoni e timbri d'ufficio. La loro era sempre stata una complicità fatta di caffè presi al volo e battute sul calcio. Eppure, in quella penombra, l'atmosfera era insolitamente densa e carica di un'elettricità nascosta.
"Ci conviene finire questa riga o rischiamo di fare un errore," disse Salvo, avvicinandosi alla sedia di Marco e chinandosi sul monitor.
La vicinanza fisica fu immediata. Salvo si chinò su Marco, che era seduto, e appoggiò il suo membro contro la sua spalla; fu un contatto prolungato, deliberato. Marco sentì il profumo intenso del collega e un brivido gli attraversò la schiena; invece di scostarsi, inclinò la testa all'indietro, incrociando lo sguardo di Salvo. Gli occhi dell'altro erano accesi, lucidi di desiderio.
Salvo non parlò. Posò la mano destra sulla nuca di Marco, affondando le dita tra i suoi capelli, e lo tirò verso di sé. Il primo bacio fu famelico, un urto di labbra che si aprirono subito. Le loro lingue si cercarono con foga, assaporandosi con il gusto proibito di chi sa di violare ogni regola. Marco si alzò in piedi di scatto, con il respiro già affannato, mentre le mani di Salvo scendevano accanite lungo la sua schiena, stringendogli i glutei sopra i pantaloni d'abito e schiacciando il proprio bacino contro il suo, facendo sentire chiaramente la durezza dell'erezione che spingeva contro il tessuto.
L'eccitazione crebbe fino a diventare incontrollabile, alimentata dal rischio e dalla sorpresa. Salvo afferrò Marco per i fianchi e, con un misto di decisione e foga, lo voltò di spalle, spingendolo contro la pesante scrivania di legno. I fogli della pratica catastale scivolarono via, disperdendosi sul pavimento. Marco si piegò in avanti, poggiando i palmi sul legno, offrendosi completamente e accettando quel ruolo di totale sottomissione.
Salvo si posizionò subito dietro di lui. Con mani tremanti ma decise, sbottonò rapidamente i pantaloni di Marco e glieli calò insieme agli slip fino alle ginocchia, liberando le natiche tese. Subito dopo aprì i propri pantaloni, liberando il membro teso e pulsante. Prima di spingere, Salvo bagnò generosamente le dita con la propria saliva, massaggiando e stimolando l'ingresso di Marco per prepararlo, facendolo sussultare e gemere a fior di labbra.
Senza attendere oltre, Salvo tese le mani per stringere i fianchi di Marco e spinse con decisione, penetrandolo a fondo. Marco inarcò la schiena, cacciando un gemito soffocato contro il legno della scrivania mentre sentiva la pienezza calda del collega riempirlo completamente. Salvo iniziò a muoversi con spinte ritmiche, profonde e vigorose, che facevano scricchiolare la scrivania a ogni impatto. La carne batteva contro la carne in un rumore umido e l'eccitazione raggiunse livelli altissimi: Marco, completamente sottomesso e sopraffatto dal piacere, stringeva i pugni sul tavolo, assecondando ogni spinta e ansimando forte, mentre Salvo aumentava il ritmo, eccitato dal controllo totale e dalla reattività del corpo del collega.
L'orgasmo arrivò nel giro di pochi minuti di pura intensità. Con un'ultima serie di spinte rapide e profonde, Salvo venne dentro di lui con un gemito rauco, stringendolo forte a sé, mentre Marco, stimolato dall'attrito e dall'intensità dell'atto, raggiunse l'orgasmo sporcando il legno della scrivania.
Il silenzio dell'ufficio ritornò a farsi sentire, interrotto solo dai loro respiri corti e affannati. Si staccarono lentamente, mentre il liquido caldo scivolava lungo le cosce di Marco. Si ricomposero in fretta, rivestendosi con le mani ancora tremanti e ripulendo i segni di quel momento con dei fazzoletti di carta presi dal cassetto. Per qualche minuto evitarono di guardarsi, consapevoli del peso di ciò che era appena accaduto tra quelle mura burocratiche.
Poi Salvo si avvicinò, posando una mano sulla spalla di Marco e stringendola con delicatezza. "Ci vediamo domani, Marco."
"A domani," rispose Marco, sistemandosi la camicia e accennando un sorriso complice mentre spegneva il computer.
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Vi invitiamo comunque a segnalarci i racconti che pensate non debbano essere pubblicati, sarà nostra premura riesaminare questo racconto.
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